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Bicicletta
e pensieri a... ruota libera |
Martedì
16 Novembre ho inforcato la mia bici da corsa e via nel sole e all’aria
libera (inquinata ?), gustando gli splendidi colori autunnali. Pedalando,
specialmente se si è soli, quando si trovano ancora strade e
percorsi poco battuti dal traffico ci si rilassa mentalmente e ci si
può tuffare nei ricordi. Anche se ora ho molto tempo a disposizione, erano circa tre mesi che non uscivo per la vera pedalata per i più diversi motivi, ma principalmente per il brutto tempo. La giornata, anche se un po’ freddina, era piena di sole, di colori stupendi, magnifica! Per intenderci: da Giro di Lombardia, la corsa delle foglie morte. Qua e là scorgevo piante colme di cachi, quasi piegate dal peso dei frutti belli ed abbondanti, che invitano a non pensare alla crisi e infondono un senso di ottimismo. Nei giorni feriali i ciclisti in circolazione non sono molti e si dividono in due categorie ben distinte: i cicloturisti - pensionati ed i giovani corridori dilettanti in allenamento. Naturalmente, questi ultimi te li vedi sfrecciare via a doppia velocità; non bisogna però preoccuparsi ne tanto meno demoralizzarsi: è come quando vai dal dottore per qualche piccolo acciacco e ti senti dire: “Ma lei che età ha?”. E poi anche Moser, unico corridore a ripetere il tentativo del record dell’ora a 42 anni, a sessant’anni farà il cicloturista , come Gimondi e tanti altri campioni del passato. Per le persone della mia età, classe 1934, la bicicletta era il sogno da realizzare col primo stipendio. Erano gli anni 50, e la bicicletta era la stupenda compagna che la domenica ti permetteva di scoprire posti nuovi: le Valli Bergamasche, Como, il lago, Lecco, Onno, il Ghisallo e così via... Quanti ricordi! E com’erano meno indigeste allora le salite. Ma era anche il mezzo per andare a trovare la “morosa” al mare, d’estate, magari fino Milano Marittima o in Liguria. Non solo per farsi “belli” ma perché la moto ed ancor più l’auto erano sogni impossibili. Allora per noi era un lusso avere la “bici da corsa” e, credetemi, non è retorica il ricordare il bellissimo libretto del “Pepp” Ambrosini “Prendi la bicicletta e vai”, dove il veramente bello sta in quel “prendi ...e vai”, quando vuoi, dove vuoi, solo o in compagnia. Basta tornare prima che si faccia buio. E le altre pagine indimenticabili dei “cantori” della bicicletta: da Oriani al Gianni Brera, da Ruggero Radice a Gianoli, da Bruno Raschi a Gianni Clerici, ad Ormezzano. Scrivevano non solo di cronaca, di aspetti tecnici delle corse, ma trovavano sempre anche la poesia, la bellezza della bicicletta, perché le loro pagine fossero fonte di insegnamento di sani principi di vita per i giovani. Per me oggi e, ne sono certo, per quelli della mia età, la bici ha ancora lo stesso fascino per i giovani purtroppo non è più così, perché non vanno alla ricerca di posti nuovi, oppure li conoscono già. Forse in parte non è così per coloro che praticano la “mountain bikle” e possono scoprire angoli sconosciuti a contatto con la natura. Però, pur confortato dall’esplosione dello sport della bicicletta, mi sento di affermare, senza ombra di dubbio, che mentre allora era in egual misura turismo e sport oggi è per lo più sport, salvo per i romantici della bicicletta, che mi piace pensare si trovino ancora che nei giovani d’oggi. Non posso terminare questi miei pensieri “a ruota libera” senza un ricordo delle bellissime esperienze vissute con i colleghi di banca durante le Settimane Ciclistiche (Giro delle Regioni) in Umbria, Lazio, Toscana e da ultimo in Puglia. E qui il ricordo non può non andare al compianto Gianni Vecchi: quanti ricordi! Lui ed io eravamo i più anziani. Spesso eravamo compagni di camera. In Puglia non c’era Gianni con il suo sorriso, la sua serenità, la sua amicizia vera verso tutti noi. In Puglia, quest’anno, c’era un grande, incolmabile vuoto. Quando esco in bicicletta, specie se sono solo, come ora capita spesso, non posso fare a meno di avere un pensiero per lui; e senz’altro Gianni, che mi sembra ancora di vedere mentre con tanta cura puliva la sua “De Rosa”, sarà contento di osservarci da lassù quando tutti insieme a primavera riprenderemo le nostre pedalate in amicizia ed in allegria. Evviva, cara nostra vecchia ed amata bicicletta! Ermanno Vanoncini - Da 15 minuti Senior – Gennaio ‘94 |
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