Sabato
16 maggio
Partenza dalla Malpensata. Un pullman, due furgoni, un'auto. Le biciclette
sono stipate sui furgoni fin dalla sera prima. Sessanta biciclette,
valore medio per bicicletta circa cinque milioni, valore totale trecento
milioni. E' un po' come andare in giro trascinandosi appresso il caveau.
Le valigie entrano "a spinta", come i giapponesi in metropolitana,
ma entrano. Baci e abbracci alle mogli che restano, finalmente si parte.
Pranzo al Cantagallo in mezzo ai crucchi e arrivo puntuali (16.30) all'albergo
di Chiusi.
Il tempo di scaricare i bagagli e metà è già in
bicicletta a ...scaldare la gamba. Crisi d’astinenza da bicicletta.
Robe dell'altro mondo.
Domenica 17 maggio
Prima tappa, da Chiusi
a Todi. Vengono formati due gruppi: nel primo, denominato "SEGONI",
coloro che vanno così così; nel secondo, le "VENE
VARICOSE", gli assatanati, quelli che fanno le salite con il 53.
I primi partono mezz'ora prima, ma dopo cinquanta chilometri si è
già tutti assieme. Il fatto è che non c'è un metro
di pianura, su e giù, su e giù. In coda restiamo in quattro,
Sesini, Carlino Ferrari del Dezzo, Rocchetti (neo pensionato e neo ciclista)
e il sottoscritto: sarà così per tutta la settimana! Il
tempo è bello, il paesaggio è strepitoso, il traffico
è inesistente. Verso le 13 arriviamo a Todi anche noi tre (il
quarto, Rocchetti, è già salito sul furgone) e con tutto
il gruppo saliamo nella Piazza del Popolo per le foto di rito, con bici
e maglia BPB-CV. I turisti ci guardano divertiti, qualche "locale"
ci scruta fra l'incuriosito e il preoccupato: che da Bergamo siano arrivati
i conquistadores? Pranzo (eccellente), Giro d'Italia in TV, visita della
Città con guida, cena (altrettanto eccellente, con una zuppa
di farro che canta). Tremila calorie consumate pedalando, quattromila
introitate mangiando e bevendo: i conti cominciano a non quadrare. Robe
dell'altro mondo.
Lunedì 18 maggio
Notte in bianco. Il
mio compagno di stanza ha iniziato a russare appena messa la testa
sul cuscino e per me è stato "nessun dorma" di Pavarotti.
Durante l'abbondante colazione del mattino viene a farmi visita la
Francesca, deliziosa collega della Popolare di Todi, che ho conosciuto
tempo addietro in uno dei miei raid di formazione e mi torna su il
morale. Del resto l'impegno è grosso, una novantina di chilometri
fino a Gubbio con attraversamento di Perugia. Io e il Carlino ci mettiamo
anche del nostro, sbagliando un bivio e sciroppandoci cinque chilometri
di salita supplementare. I gruppi adesso sono diventati tre, per via
di una "secessione" verificatasi fra le "vene varicose"
ad opera di chi non ha intenzione di farsi tirare il collo come un
cappone. Sarà così fino a sabato. Per arrivare a Gubbio
occorre prima superare una salita che non finisce più. Non
andiamo in affanno solo noi, anche qualcun altro è attaccato,
come si dice in gergo, al gancio. Rocchetti ha dato forfait dopo cinquanta
chilometri, Previtali si ferma con noi tre a fare il buon samaritano.
A dieci chilometri da Gubbio esaurisco tutte le riserve.
Fortuna che alla partenza ho riempito le tasche di materiale commestibile:
in cinque minuti il mio stomaco riceve una barretta energetica al
sapore di cioccolato, un pacchettino di cracker salati, due gelatine
di frutta e una michetta. Spintonandoci a vicenda, arriviamo in albergo
che gli altri stanno già terminando il primo. Applausi d’incoraggiamento
e un brindisi: ci credevano scomparsi! Gubbio è splendida.
La giriamo in lungo e in largo fino all'ora della cena, abbondante
ed eccellente come il pranzo. Poi, dopo il passeggino per digerire,
a nanna. Arrivo in camera che il mio partner ha già iniziato
il "nessun dorma": ma porca p……. Robe dell'altro
mondo.
Martedì 19 maggio
Gubbio, Cagli, Pergola,
Sassoferrato, Gubbio. Tornando nello stesso albergo non dobbiamo effettuare
la consueta operazione di carico bagaglio. Un collega di Jesi ci raggiunge
in rappresentanza del CRAL della Banca Popolare di Ancona: pedalerà
con noi tutta la mattina (pedala anche forte, fra l'altro). La visita
è molto gradita, pur se prevista in quanto concordata in precedenza.
Fra Cina e Stati Uniti il disgelo è iniziato attraverso una
partita di ping pong: che la stessa cosa, con le dovute proporzioni,
si possa fare attraverso le ruote di una bicicletta? Forse la cosa
non è banale come può sembrare.
I chilometri dei giorni precedenti cominciano a dare i loro frutti.
Per tre quarti della tappa sono là davanti con tutti gli altri,
l'ultima parte in compagnia del Carlino. La gamba comincia a girare.
A Spiegel sembra di sentire un rumore strano provenire dalla parte
anteriore della bici. Termina una ripida discesa, scende dalla bicicletta
e la solleva: metà forcella anteriore resta attaccata al manubrio,
l'altra metà ai mozzi della ruota. Se prendeva una buca nella
discesa volava nel fosso o si ammazzava.
Grazie a San Francesco (siamo in zona, non poteva non intervenire)
finisce in una risata. Via sul pulmino, duecentocinquantamila lire
a un ciclista e la bici è di nuovo a posto. A proposito, la
tappa è addirittura straordinaria. In quattro ore incocciamo
in non più di venti automobili, attraversiamo boschi e campagne
che per noi sono solo un lontano ricordo, veniamo salutati da gente
gentile e affabile: e poi c'è qualcuno che vuole la ...Padania.
Robe dell'altro mondo.
Mercoledì 20 maggio
Da Gubbio ad Arezzo attraverso
Umbertide e Città di Castello. Fra queste due ultime località
troviamo un po' di traffico, ma come giriamo verso Arezzo possiamo
pedalare affiancati in dieci. Davvero è un altro mondo. Ad
Arezzo ci si arriva attraverso il valico dello Scopetone. La salita
è meno dura del previsto, anche perché allietata da
"signorine" di colore ad ogni tornante. Qualcuno ipotizza
che il nome del valico sia in stretto rapporto all'attività
ivi svolta, ma l'esperto ci assicura che si chiama così da
almeno cinquecento anni. Certo che per essere una combinazione è
curiosa!
La giornata è bellissima, il sole scotta, cominciamo ad avere
la tipica abbronzatura a righe. Arriviamo con largo anticipo, praticamente
tutti assieme. Altro incidente meccanico, questa volta alla bici di
Testori. Per tenere le ruote spacca letteralmente il cambio e resta
in piedi per miracolo. Per lui non è possibile alcuna riparazione:
finirà il giro utilizzando di volta in volta la bici di qualcun
altro che non ha voglia di pedalare. Curiosità: la sua bici
è della stessa marca di quella cui si è rotta la forcella
il giorno prima.
Domanda: ma dove le hanno comprate, al supermercato? L'albergo è
nuovo, con sala congressi e aule varie. Appena entro nella hall, sento
il portiere che parla di lavagne luminose e di pennarelli. Giro i
tacchi velocemente: non facciamo scherzi. Pranzo luculliano e nel
pomeriggio ci dividiamo: un bel gruppo sale alla Verna col pulmino,
gli altri visitano la Città. La sera cena anticipata perché
c'è Juventus-Real Madrid. Gli juventini si piazzano davanti
alla TV con mezz'ora di anticipo: la vittoria se la vogliono godere
tutta. Qualche tifoso interista si mette nelle retrovie: se vince
la Juventus è ...pur sempre una squadra italiana, ma se perde……Del
Piero c'è ma non si vede, le punte sono là davanti senza
rifornimenti, la Juve perde. Gli interisti sogghignano. Ma vaffan……Robe
dell’altro mondo.
Giovedì 21 maggio
Alcolizzati di tutto il mondo,
unitevi. II percorso prevede Greve in Chianti, Radda in Chianti, Castellina
in Chianti. Lazzaroni, la forchetta (e il bicchiere...) principe della
compagnia, capisce di giocare in casa e staziona nelle prime posizioni
del gruppo. Ma un po' tutti stanno là davanti, compreso me,
il Carlino e il Seso. Finalmente si va davvero piano: le colline senesi
meritano rispetto e raccoglimento. Alla Badia di Castelbuono ci fermiamo
per il rifornimento. Epis è appena entrato in un negozio di
frutta e ha chiesto se ci sono banane. Alla risposta affermativa,
ne ordina cento. II fruttivendolo sbianca. Prima pensa ad uno scherzo,
poi capisce che è vero e si frega le mani: in un colpo solo
ha fatto il budget mensile. Da Castellina a Poggibonsi ci sono quindici
chilometri di discesa. Stavolta davanti ci sono anche io: in discesa
i miei novanta chili si fanno sentire. Quando vedo che il contachilometri
segna 73 all'ora tiro i freni, giusto in tempo per vedere Bolognani
che mi supera e se ne va: per me sta andando a 80. Anche Gualandris,
che beneficia di una stazza non indifferente. Scende come una schioppettata.
Gli scalatori, per una volta, sono in coda. Solita mangiata e bevuta
porca, poi il pomeriggio la compagnia si divide nuovamente: una parte
a Siena con il treno, un'altra a San Gimignano col pullman. Si pedala,
si mangia, si beve, ma perdio si mastica anche cultura! Alla sera
solito spettacolo di barzellette a cura della coppia Falchetti/Gritti:
la maggior parte sono vecchie come il cucco, ma si sganascia ugualmente,
come cacchio faranno…. La cucina, come detto, è eccellente
e il vino pure. Quando l'albergatore ci presenta il conto degli extra,
a Previtali viene una sincope: siamo sopra al milione fra vino e acqua.
La media dice ventimila a testa, ma ci sono anche gli astemi... Robe
dell'altro mondo.
Venerdì 22 maggio
Centoventichilometri da Poggibonsi
a Castelnuovo Garfagnana. E' la tappa più lunga della settimana
e, almeno per la sua prima parte, la meno piacevole. Diventa bella
quando inizia la Garfagnana. Ci fermiamo tutti al Ponte del Diavolo
per la foto di rito e poi via verso Castelnuovo. Dopo ottanta chilometri
Rocchetti, anziché salire sul furgone-scopa, decide di tirare
avanti. Contro tutte le previsioni arriva a destinazione, mettendo
a segno, obiettivamente, una bella impresa. Gli costa qualcosa in
termini di ...Pasta Fissan e pannoloni, ma l'obiettivo è raggiunto.
Nel pomeriggio col pulmino scendiamo a Lucca. La Città è
in festa per il raduno dei bersaglieri e sembra ancora più
bella del solito. La sera ancora zuppa di farro, ma il vino non scorre
a fiumi, perché all'indomani ci aspetta la Cima Coppi, ai 1600
metri del Passo delle Radici. Si dà fondo alla farmacia personale:
borraccini di carboidrati liquidi, barrette energetiche, maltodestrine
e amminoacidi, pastiglie di vario genere. Che qualcuno si sia procurato
il Viagra? Robe dell’altro mondo.
Sabato 23 maggio
Colazione ore 7.15, partenza
ore 8.00. Io e il Carlino (Sesini e Rocchetti hanno dato forfait)
godiamo di un trattamento di favore e partiamo mezz'ora prima, tanto
in pochi chilometri ci prendono. E invece no: i primi ci prendono
quasi in vetta, gli altri restano indietro e ci vedono quando siamo
già in cima da un quarto d'ora. Al passo ci si sale per due
strade: la direttissima, chiamata il San Pellegrino in Alpe, porta
in vetta in poco più di dieci chilometri, con una pendenza
media del 10 per cento e tre chilometri al ventuno per cento. Viene
chiamato il Mortirolo degli Appennini e la fama è meritata.
Chiaro che è pane solo per le gazzelle. Lo salgono in una quindicina.
In vetta passa per primo Bettoni mentre Bracco chiude la fila. Qualcuno
ha dovuto mettere piede a terra per tirare il fiato e fare scendere
i battiti del cuore a ritmi più ragionevoli. Si tratta comunque
di un’impresa sportiva di notevole spessore. La via normale
è invece lunga trenta chilometri, con una pendenza media abbordabile,
anche se trenta chilometri di salita sono sempre trenta chilometri.
Il colpo d'occhio, mentre si sale, è straordinario: da una
parte le Alpi Apuane, dall'altro la sagoma imponente dell'Abetone.
E' tanto bello che non si sente la fatica. Il passo è appannaggio
di un'altra gazzella, Stefanoni, seguito da Previtali e Ghezzi. Gambirasio,
che ha cercato di tener loro la ruota, scoppia e va alla deriva: in
pochi chilometri si fanno sentire i "cicchetti" di un'intera
settimana. Gli altri arrivano sparsi, ma arrivano tutti. Si ridiscende
per la doccia e il pranzo finale. Si caricano le bici, si stipano
le valigie alla bell'e meglio, si riparte. Si conclude così
la sedicesima edizione della Settimana Ciclistica.
Eravamo partiti in sei, tanti anni fa, e ci ritroviamo in sessantacinque.
Un successo incredibile che rischia ogni volta di diventare ingestibile
e che invece ogni volta si dimostra gestibile, anche se con qualche
difficoltà in più. Il bilancio finale parla di sette
belle giornate di sole, di paesaggi meravigliosi, di pedalate sane
e di altrettanto sane sganasciate. Parla di uno spirito di gruppo
che resiste e si rafforza. Di colleghi che nella fatica e nel divertimento
trovano il modo di essere amici. Per fortuna queste sono ROBE DI QUESTO
MONDO.
Vittorio Serantoni - 1998
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