Ricordo che un pieghevole della Federazione
Ciclistica Italiana di una ventina di anni fà portava come
slogan: “La bicicletta non dà anni alla vita, ma vita
agli anni”.
Mi sembra tuttora una frase splendida,
che riflette appieno il fatto stesso dell’andare in bici. Pedalando
ci si ammala e si muore come gli altri, ma non c’è dubbio
che mentre si pedala, se non si guarda solo il sedere di chi ci sta
davanti, si riempie la vita di pennellate di colore di cui forse gli
altri, i non ciclisti, non potranno mai coglierne l’intensità.
E allora ha ragione Lanzini quando
dice: che ricordi, e in mezzo vent’anni da non dimenticare.
Vent’anni di vita, vent’anni di sana “colleganza”
diversa dal “siamo tutti una famiglia”, vent’anni
dai quali mi sembra ne stiamo uscendo tutti ancora in modo dignitoso,
con qualche acciacco e poco più. E poi il tempo, che è
benigno, si incarica di smussare gli angoli, di appannare le incazzature,
di dare il giusto peso alle incomprensioni, lasciando solo i ricordi
belli, quelli che contano.
Prendendo spunto proprio dallo
splendido bozzetto che ci ha regalato Beppe (il “meccanico”
e, relativamente alle prime edizioni della settimana, anche “massaggiatore”),
mi sento di fare un’appello agli sfregasella d’antan.
Noi abbiamo ricostruito tutta
la storia delle nostre settimane ciclistiche (ma quante foto, quante
diapositive originali ci sono ancora negli archivi personali, anche
in quello di casa mia. E poi, chi dei giovani ha avuto modo di ammirare
gli splendidi depliants a colori che ci confezionava Emilio Confalonieri
quando era all’economato?) ma manca un lavoro simile sul campionato
sociale interno.
Eppure anche lì ci sono
ricordi bellissimi. Da qualche anno per la nostra Festa sociale si
scelgono località di “peso”, con ristoranti e menù
particolari. Non è sempre stato così. Siamo stati anche
noi più ruspanti e più poveri (non di spirito). Provo
a buttarli giù a caso:
- l’edizione di Valbondione,
con frazione in linea (e relative polemiche – nulla di nuovo
sotto il sole! - per una partenza un po’ originale, chiamiamola
così, data da Andreoletti Serafino) e successiva frazione a
cronometro con partenza da Gromo. Che anno era? Boh. So solo che era
il primo giorno che mettevo una bici da corsa sotto il sedere e non
sono neppure arrivato male.
- L’anno del Col dei Pasta, con volata (corretta o scorretta
? aridaje..) fra Noris e Bazzana. Tratto agonistico, ebbene sì,
da Cenate al Colle. Due chilometri o poco più !!!
- E chi si ricorda l’anno di Bolgare, con buche grosse così
per la strada e ruzzolata planetaria di Callegari, e arrivo (anche
GPM) sul …cavalcavia della ferrovia della strada Calcinate/Gorlago?
Molte edizioni sono recuperabili
nel materiale cartaceo che ho custodito per tanti anni in ufficio
e che ho poi lasciato in eredità a Riccardo. Per quelle più
vecchie bisogna fare appello agli appunti e alla memoria di Pasini
e Curti. C’è qualcuno che ha voglia di farlo?
Vittorio (ex dipendente, ex presidente,
ex piazzato, ex…. no, in quello non ancora!)