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Chilometri
più abbuffate uguale "clima" |
Il primo
appuntamento della stagione è fissato, come al solito, per un
sabato della seconda metà di marzo. Fa ancora freschino, ma l’aria
è pulita e le biciclette quasi brillano. Ci si annusa come fanno
gli animali o, meglio, annusiamo le biciclette, buona parte delle quali
l’anno prima manco esistevano. E’ nuova? No, ho solo cambiato
il telaio, oppure “Si”, ma è un’occasione che
ho trovato giusto dal “Ciocc”. Di fatto, malgrado si cerchi
di minimizzare, metà del parco bici, nel corso dell’inverno,
è stato rinnovato. La modestia si trasforma poi in “mendacio”
quando si scambiano le prime impressioni sullo stato di preparazione.
Quest’inverno non l’ho neppure toccata (la bici), “avrò
fatto si e no duecento chilometri da Natale a qui”, “Andavo
mica male, ma sai, la bronchite, ora sono fermo da venti giorni”
e via di questo passo. Bastano poi i duecento metri dello strappetto di Palazzolo per mettere a nudo le false dichiarazioni di qualche minuto prima. Quello che “non l’ha neppure toccata” (evidentemente non intendeva la bici) si invola senza sforzo, chi denunciava i postumi della bronchite lo segue tranquillamente a ruota. Io e Michel, che alla domanda “come stai?” avevamo risposto “non c’è male, grazie”, restiamo come al solito staccati, con le gambe già in croce. Le cose non cambieranno praticamente più nel corso di tutta la stagione. Del resto i ciclisti, soprattutto se bancari, sono così: prendere o lasciare. Marzo, Aprile e Maggio sono finalizzati alla preparazione della settimana ciclistica. Della settimana ciclistica gli sfregasella della BPB-CV sono giustamente orgogliosi: siamo alla diciottesima edizione e le adesioni fioccano come sempre numerose. Si va per la terza volta in Sardegna e bisogna organizzare viaggio, alloggio e vitto per sessanta persone. Fra l’altro far pedalare sessanta persone contemporaneamente sulla strada non è un’impresa da niente. Il peso di (quasi) tutto è sulle spalle di Riccardo, che questa volta è orfano del sottoscritto, fermato a casa da problemi di lavoro. Vengono riconfermati i tre gruppi già sperimentati l’anno scorso. Alle 8 partono i segoni, alla mezza quelli così così, poco prima delle nove quelli che, credendosi forti, si scannano per tutto il percorso. Alla fine, vista la velocità dei tre gruppi si arriva in albergo praticamente tutti assieme e una volta a tavola, si sa, le differenze sono …. meno marcate. Le strade si presentano come il solito belle e sgombre dal traffico, l’aria è pulita come solo nei boschi del Gennargentu si può. Il “clou” della settimana è rappresentato dal tappone che in circa centoventi chilometri porta da Arbatax ad Aritzo. Sulla carta si va dal mare dell’Ogliastra fino agli ottocento metri della località barbaricina, di fatto tra i tanti su e giù il dislivello supera abbondantemente i duemila metri e all’arrivo qualcuno è da raccogliere con il cucchiaio. Il recupero è comunque pronto: da “Sa Muvara” (il Muflone) si mangia alla grande e la sera se qualcuno non si regge sulle gambe è colpa del cannonau , non certo dei cento e passa chilometri della mattina. All’aereoporto di Olbia si chiude la “settimana” e sull’aereo ci si interroga già sull’edizione del duemila (il duemila è il duemila!). Paolo tira fuori da una tasca della sacca il programma dettagliato del giro dell’isola di Creta (“ci sono già stati quelli della Telecom e si sono trovati da Dio ….”). Qualcuno propone bici e battello in Olanda; c’è chi propende per il bis in Sicilia e i più gaudenti azzardano addirittura Cuba. Si finirà magari per andare a Lourdes (è l’anno del Giubileo), ma fantasticare non costa niente, visto che oltre tutto non ci sono le mogli ad ascoltare. Una volta alle spalle la settimana comincia la sbornia delle “Gran Fondo”. Un’anticipazione c’era già stata all’inizio di maggio con la Felice Gimondi e prima ancora qualche ardimentoso si era cimentato a La Spezia e dalle parti di Ferrara, ma il periodo più proficuo arriva ora. Proficuo solo sulla carta, perché un clima bastardo, che da alcuni anni penalizza i ciclisti del sabato e della domenica, manda a carte e quarantotto tutta una bella serie di iniziative programmate dall’onnipresente ed efficientissimo Ciccio. Alla “Campagnolo” quasi nevica, la “Cavalcate delle Dolomiti” convince tutti a rimanere a letto, dal brevetto cantonese svizzero si taglia la corda prima di prendersi un accidente. In compenso ci si rifà fra agosto, settembre ed uno scampolo di ottobre. Tre soprattutto le iniziative degne di essere citate: all’inizio di settembre una splendida pedalata da Anterselva ad Anterselva via Lienz e Passo Stalle; la settimana dopo il gemellaggio con i colleghi della “Carifano”, su e giù per le colline marchigiane, presente anche una rappresentanza qualificata (c’è il campione Europeo bancari di Muntain Bike) della Popolare di Ancona; e infine una pedalata sull’appennino Parmense, giusto e sacrosanto aperitivo ad una solenne abbuffata di funghi a Berceto, da Rino, non a torto considerato fra i massimi ristoratori italiani del settore. Dopo un anno di pedalate cosa resta? Tanti flash che messi insieme fanno un grande film: Il “grigio” che più invecchia, più va forte; il “Seso” che ogni anno misura il terreno, minaccia di attaccare la Cannondale al chiodo e poi ci ripensa e riparte, anche se ogni volta più piano; “Obelix” Gambirasio che spende seicento calorie pedalando e ne acquista mille ogni volta che si siede a tavola; Gualandris che fa notizia superando per una volta l’Antonello in cima alla Valle del Riso e sembra che l’abbia sempre battuto. Ma soprattutto restano tante conferme, quelle importanti, quelle per cui si pedala e si fatica: sano divertimento, forte amicizia, un clima “aziendalciclistico” (a buon intenditor) da + 200. E fra le conferme ahimè, anche quella rappresentata dal tapino che firma questo pezzo, che malgrado le ore accumulate spera sempre di rientrare. L’anno prossimo, ovviamente. Vittorio Serantoni – Dicembre
1999 |
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