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La storia della sezione
“Eravamo quattro amici al bar”, recitava una canzone di qualche anno fa. E sono stati proprio quattro amici, in banca anziché al bar, nel lontano 1971, a inventare dal niente la sezione ciclismo del CRAL e a metterne le fondamenta. Quattro amici con il comune denominatore della passione per quel magnifico attrezzo, la bici, che dopo essere stata strumento di trasporto e di lavoro per una popolazione intera per cinquant’anni, era stata abbandonata – complice il miracolo economico – per la più comoda automobile. Quattro amici che più diversi non avrebbero potuto essere: Angelo Mazzoleni, sempre controllato, gentile, quasi inglese; Graziano Biglieni, bastian contrario, versione bergamasca del “gli è tutto da rifare” di Gino Bartali; Gianni Vecchi, dolcissimo e sempre disponibile, strana creatura metà uomo e metà bicicletta; Alfredo Dolazza, il cui rapporto con la bici era come quello esistente fra un buttero maremmano e un puledro da domare. Eppure da qui è nato tutto. Con la benedizione del Presidente del CRAL dell’epoca Cecco Severgnini e del Dr. Tiraboschi, i quattro coraggiosi cominciano a partecipare alle prime prove dei Campionati Italiani Bancari. Sull’esempio si aggregano alcuni ragazzi, da poco entrati in Banca, alcuni con precedenti di corridore nelle categorie giovanili. Sono Pasini, Curti, Lanzini, Bazzana. Il fenomeno si allarga. Sebastiano Gervasoni, dirigente di ciclismo a livello nazionale, accetta di diventare presidente della sezione. Entrano nel gruppo Vanoncini, Gamba, Confalonieri, Ziliani, Serantoni, Bonalumi, Falchetti, Renato Noris. A questo punto il più è fatto.
Nel frattempo (siamo a metà degli anni ottanta) il mondo del ciclismo bancario cambia faccia. Alcuni istituti di credito assumono corridori professionisti o ex professionisti da utilizzare il sabato e la domenica nelle corse amatoriali, con lo scopo di pubblicizzare il loro marchio. I campionati interbancari, che fino ad allora erano soprattutto una festa, accessibili a tutti, diventano tutto ad un tratto inaccessibili ai semplici appassionati, snaturando i motivi per cui erano nati. La sezione del CRAL prende allora una decisione che è in vigore anche adesso, spostandosi quasi interamente sul versante del ciclismo turistico-amatoriale e lasciando la parte agonistica solamente ai pochi interessati. Nascono praticamente qui le “SETTIMANE CICLISTICHE”, punto di forza dell’attività del CRAL Ciclismo di questo ultimo ventennio. Se ricordo bene ho sentito per la prima volta buttare lì l’idea della “settimana” a Confalonieri, che da qualche anno aveva l’abitudine di pedalare in Riviera, in coincidenza con la Milano-Sanremo. Chi ha invece messo in pratica l’idea e ha aperto la strada a una tradizione ormai immortale è stato Maurizio Riva. Vale la pena qui ricordare la prima edizione, maggio 1982, quasi preistoria, non storia: partenza da Piazza Vittorio Veneto, con tappe a Tortona, Savona, Alba, Ivrea, Varese e Bergamo. Sei i partecipanti: Riva, Serantoni, Curti, Pasini, Lanzini, Ziliani. Da notare che già allora l’aspetto culinario (la mangiata di Alba è ancora oggetto di culto fra noi vecchi…) aveva assunto un aspetto non secondario nell’ambito della manifestazione.
Salvo la parentesi di un anno, giusto per mettere in ordine le idee, la Settimana è andata avanti ininterrottamente fino a ieri, anzi oggi, anzi domani. Sono state toccate tutte le regioni italiane, con qualche “trasgressione” anche all’estero. Forze nuove sono entrate a rimpolpare il nucleo storico: Previtali, cui si deve il merito di aver fatto andare avanti la macchina organizzativa negli ultimi due lustri, Ciccio Invernizzi e tanti altri che non cito, per non far torto a nessuno. L’anno scorso, anno 2000, i partecipanti alla settimana sono stati una settantina ed è così ormai da un decennio. Evidentemente la formula funziona e ne siamo tutti orgogliosi. Cosa dire di più. La storia è questa. Siamo stati i primi, nell’ambito del CRAL, a strutturarci in maniera quasi “aziendale”, dando la massima trasparenza a tutte le iniziative, aprendoci all’esterno affinché tutti potessero, nell’ambito delle proprie libere scelte, usufruire dei nostri “servizi”. Adesso siamo anche i primi che, sfruttando le nuove tecnologie, approdano in Internet. Sarà storia, ma quanto è attuale. Del resto, la nostra bicicletta è ancora questa: super-accessoriata, ultraleggera, ma le ruote sono sempre due e sui pedali bisogna pigiare con le gambe. Ecco perché siamo ancora giovani.

Vittorio Serantoni

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